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Razionalizzare il cinema in tempo di Covid-19 – Scena1
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Razionalizzare il cinema in tempo di Covid-19

L’emergenza sanitaria che ha colpito il nostro paese e il mondo intero, ha fermato le produzioni cinematografiche e televisive più o meno ovunque.

Ripartire sarà complicato perché il nostro lavoro è uno dei più difficili da gestire in una emergenza sanitaria, con la necessità di un distanziamento fisico che, su di un set cinematografico, in primis per gli attori, sembra impossibile.

In questo momento sarebbe necessario ripensare un modello produttivo incentrandolo verso le produzioni a low budget.

Solo le produzioni più piccole hanno la possibilità di riprendere la produzione, perché abituate a lavorare con troupe esigue che si cimentano in progetti più semplici, normalmente interpretati da un numero limitato di attori e comparse.

La maggiorazione dei costi per applicare i protocolli e le misure di sicurezza richieste per riprendere l’attività produttiva deriva in larga parte dalla necessità di realizzare tamponi giornalieri, questo si tradurrà probabilmente in una drastica riduzione dei componenti delle troupe. Oggi un film italiano di medie dimensioni conta circa 80/100 unità tra tecnici e artisti. Ridurre il numero di persone che partecipano ad una singola produzione, abbatterà i costi per i protocolli e diminuirà il rischio del contagio. Non è detto che questa razionalizzazione sia a scapito della qualità.

Per quanto riguarda le grandi produzioni una soluzione potrebbe essere incentivare l’utilizzo di splinter unit o seconde unita ridotte. Cioè minitroupe agili, composte da un minimo di 3 componenti ad un massimo di 15 che, condividendo alcuni reparti come quello del trucco e dei costumi bisognosi di protocolli sanitari più stringenti e ambienti di lavoro continuamente sanificati, possono risultare più semplici da gestire e tenere sotto controllo a livello sanitario sanitario.

La nostra società da anni lavora nelle seconde unità o nelle splinter unit di grandi serie televisivi e di film per il cinema e l’esperienza fin qui maturata ci insegna che, se ben organizate e strutturate, troupe piccole possono realizzare più del 50% di qualsiasi produzione televisiva o cinematografica.

In sostanza la nostra proposta è quella di abbattere il numero di addetti che lavorano a stretto contatto sul set, suddividendo le produzione video e cinematografiche in troupe composte da pochi professionisti, al fine di mantenere l’occupazione nel settore cinema stabile ma non concentrata in grandi gruppi e con questo diminuire il rischio della nascita di nuovi focolai infettivi.

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